"cheppalle, andiamocene che mi sto rompendo"


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La periferia è un posto veramente strano. Malefico sotto certi punti di vista. Quando sei ggiovine, neanche o appena maggiorenne, non vuoi fare altro che uscire da 'sto buco del cazzo, andare verso la città, vedere gente nuova, stare in giro, in giro e ancora in giro. Ma poi, qualche anno dopo il liceo, subentra una strana apatia, uno si arrende quasi al grigio e alla noia, si cerca la familiarità e la tranquillità dappertutto, c'è quasi paura delle novità... e allora si resta in valle, o cmq vicino, perchè anche spostarsi diventa un peso, per non parlare poi di intavolare discorsi con persone mai viste... la città diventa come la kriptonite, e si diventa come un Superman della seconda cintura, supereroe tra Bussoleno e Collegno. Poi certo, io adoro stare in valle, ma c'è vita anche suii mondi racchiusi dalla tangenziale porcoddio.
Pensavo che Kevin Smith quando parlava dei classici cafoni provinciali iperbolizzasse parecchio (eh? che linguaggio, vero?), invece si avvicina paurosamente alla verità... o magari semplicemente (e anche questo è paurosamente vicino alla verità) si invecchia prima. Per questo ringrazzzzzzio i miei conoscenti abitanti della motorcity. Mercì.


I buoni propositi non servono mai a un cazzo. Ci si può ricoprire di convinzione, coraggio, integrità e tutto questo genere di cose, e alla fine quello che funziona meglio è un pizzico di cinismo e una stilla di cattiveria. Riesce anche a essere (quasi) soddisfacente.

indovinalacitazione #7

"Una volta a mio cugino Walt è rimasto un gatto incastrato nel culo"

ricordi


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Mi è venuto da pensare al passato. Venerdì scorso, dopo la festa di laurea di una delle persone che forse mi conscono da più tempo (alcool, vomito, delirio e chippiùnehappiùnemetta), mi sono reso conto di come veda le cose diversamente, anche solo rispetto ad un anno fa. Non che ne siano successe moltissime di cose, in questo succitato ultimo anno, però gli amici si laureano, altri si vedono di meno, chi inizia a lavorare, chi cambia lavoro, chi si perde per strada e chi invece ritrovi. Come mi ha detto una persona, comincio a vedere le cose con il senno del poi (si, proprio lui, quell'orribile luogo comune di cui sono piene le fosse). Questo forse perchè esiste effettivamente un momento in cui cominci a renderti conto che di ricordi ne hai sulle spalle, parecchi, anche se fare questo discorso a 23 anni può semprare stupido e pretenzioso. E non sto dicendo che pesano, però si fanno sentire. Più che altro perchè ti fanno rendere conto che di cose ne hai passate, e che alla fine è vero che sei cambiato, e che il termine invecchiato non vale solo quando passi i 30. Non sto dicendo di sentirmi vecchio, però adesso ho meno voglia di crogiolarmi nei ricordi rispetto a qualche anno fa. Quelli tanto rimangono, però ormai sono tanti, e saltano fuori a caso, non più bisogno di andare a cercarmeli, come quando metti un disco per sentire solo una canzone. é meglio lasciare il disco intero di sottofondo. Forse proprio da come cambia la nostra visione di quello che ci è successo, cambia anche quello che ci succede. Senza smettere di avere sogni, ma con la consapevolezza che tali rimarrano. Penso che tutti questo si chiami disillusione. Percui, visto che non ho il caro vecchio Charlie Brown con un cremino e un'amichevole pacca sulla spalla, vado a farmi una pera di AtTheDriveIn.


Come ha detto qualcuno, alla lunga ci si stufa di vedere le cose dall'esterno. Ci si stufa di notare negli altri piccoli gesti che nella loro quotidianità danno sicurezza, "anche per cinque minuti al giorno". Ho voglia di quotidianità, di chiarezza, voglio mandare giù sto cazzo di uovo sodo che mi sento in gola da troppo tempo. Basta sentimenti a metà. Basta attese. L'ultimo boccone amaro mi è rimasto sullo stomaco. Porco dio.

indovinalacitazione #6

"Non devi vergognarti della tua ricchezza.
Il disprezzo del denaro è un altro trucco dei ricchi per lasciare i poveri senza."

BlaBlaBla

Non mi piacciono le persone che, appena trovata la stabilità (che cazzo significherà poi...), abbandonano tutti quelli con cui hanno condiviso gran parte della loro "vita precedente". E' un atteggiamento mostruoso, mi sento come se "prima ti frequentavo perchè non avevo niente di meglio da fare, adesso HO di meglio da fare perciò ciao". Poi sì, c'è anche un pizzico di invidia (oh dai, insomma, chi non ambisce a un pò di tranquillità di tanto in tanto?), però non è quello il motivo del mio sfogo... E' ovvio, tutti prima o poi arriviamo a guardarci da fuori e a dirci "cazzo se sono cambiato", però non si può tagliare i ponti con tutti quelli che facevano parte del nostro mondo, di netto, senza anestesia. E' come buttare via una parte della propria vita. Eppoi a questo punto mi sento usato, come se fossi stato preso per il culo da anni. Mi rattrista il pensiero che un vecchio amico non abbia più voglia di parlare della propria vita con me. Porco dio.


L'altro giorno ero dal dentista. Dopo che una assistente tedesca di 48 anni, chiamata Karim, per circa mezz'ora ha ravanato tra i miei denti con una specie di spazzola, mi ha ficcato in bocca una specie di paradenti pieno di fluoro e mi ha detto "atesso serra mascelle per zinque minuti, poi torno e appiamo finito". Ha acceso un piccolo stereo con della musica classica ed è uscita dalla stanza, chiudendosi la porta alle spalle. 5 minuti interi, lunghissimi, senza potermi muovere, a fissare una bellissima veduta di non so che via del centro da un finestrone enorme davanti a dove ero seduto. Pace ( ovuoto mentale, o zen o come cazzo si può chiamare).
Grazie Karim.