[[[ "si, ecco, quello di cui avrei bisogno è una specie di cassetta di sicurezza, non voglio che mia moglie entri nei miei file privati, non so se mi sono spiegato..."
"non si proccupi, possiamo applicare almeno 4 tipi di crittografia diversa." la sua testa pelata rifletteva la luce al neon giallastra del negozio. Il suo cappotto di cammello abbinato al vestito blu e alla cravatta arancione gli facevano venir voglia di prenderlo a pugni. "sua moglie non riuscirà mai ad accedere ai suoi file personali, anzi, non sospetterà neanche che possa avere qualcosa di segreto."
Li odiava. Li odiava tutti, eleganti ipocriti, meschini e sorridenti. Tutti volevano nascondere qualcosa, e non erano in gradi di rendersi conto delle fortune che avevano. Si prendeva un sacco di rivincite facendogli strapagare tutte le attrezzature, aggiungendo la riservatezza al servizio. E si divertiva un sacco a spulciare i segreti di pulcinella di questi piccoli, sudici e schifosamente normali uomini di mezza età. Faceva sempre una copia di ogni archivio di ogni cliente, e alcuni li ricattava. Niente di serio, giusto qualche soldo per le attrezzature che non riusciva a comprarsi con gli incassi del negozio. Li puniva per la sicurezza di cui si ricoprivano, convinti di averla fatta franca. E ogni volta si sentiva estremamente soddisfatto.
Ma oggi era particolarmente insofferente. Aveva la testa da tutt'altra parte.
Un paio di sere prima aveva fatto una cosa che non doveva fare.
L'ennesima.
Aveva salvato un sogno.
Ed è una faccenda terribilmente complicata. Un sogno non è un semplice ricordo. I collegamenti che accendeva erano terribilmente ramificati, e legavano parti del suo essere che non conosceva. O che semplicemente erano troppo profonde per essere digitalizzate (non per niente era stato per quasi un'ora attaccato allo scanner per una registrazione di neanche 3 minuti).
Era come cercare di descrivere semplicemente l'odore di un buon vino ben invecchiato. Non era semplicemente un colore, o un quadro con un'immagine carica di sfumature. Era qualcosa che si snodava in un sacco di dimensioni diverse, insondabili e impossibili da schematizzare.
Rischiò quasi di farsi tranciare un braccio dalle porte automatiche della metropolitana, e si rifiutò di concentrare la sua attenzione sul muro della galleria dipinto a cielo. Gli risuonavano ancora nella testa le parole di D. del giorno prima. Tutto da quel momento era calato di una tacca di volume.
Stavano cominciando a cadere i primi fiocchi di neve. Era strano come le stagioni ormai durassero poco più di un mese, ma l'unico inverno che portava la neve con sè era quello che arrivava a dicembre. Una specie di ultimo grido di vendetta e di rivalsa di un clima al collasso.
A lui la neve faceva venire in mente sensazioni strane. Sconfitta e orgoglio mescolate con liquore d'erbe. Cambiamento.
Un'auto sbandò prima di entrare in una rotonda e impattò a una velocità ridicolmente bassa contro lo spartitraffico, a pochi metri da lui. La scena lo fece sorridere. Lo divertiva il fatto che tutti si spaventassero così tanto per la loro sicurezza, quando nevicava, e la paura era proprio ciò che rendeva possibili gli incidenti idioti che in quel periodo erano frequentissimi.
Ma non bastava. Non riusciva, quella sera, a sorridere di tutte queste piccole stronzate. Ancora una volta il quadro gli era fottutamente chiaro, e per tutta la rabbia che sentiva non riusciva a trovare uno sfogo.
La serratura scattò con un suono diverso dal solito, un'armonica stonata in un accordo che sentiva tutti i giorni da almeno 4 anni. Fu destabilizzante, ma non ci fece troppo caso.
In casa faceva un freddo cane, ma non potè resistere all'impulso di togliersi quello stupido vestito semi-elegante. Si strappò la camicia di dosso facendo saltare i bottoni. Rimasto in mutande, si avvolse la coperta blu di espanso attorno al corpo. Premette il suo corpo contro la finestra affacciata su troppa notte, credendo che tutto questo non avrebbe avuto mai fine.* Il suo sguardo cadde sull'armadio grigio, chiuso a chiave, di fianco al piano di lavoro. L'immagine di una spalla esile screziata di lentiggini fece capolino da dietro l'ipotalamo, tamburellando la base del nervo ottico. Allora capì cosa doveva fare.
Aprì l'armadio, e prese con sicurezza quello che all'apparenza sembrava un vecchio televisore, di dimensioni abbastanza ridotte. In realtà il tubo catodico era pieno di slurry (nitrato d'ammonio, metilammina e polvere di alluminio in gel d'acqua). Aveva aggiunto un colorante blu, per far sembrare il tutto ancora più ridicolo alla vista. Era l'ordigno più potente che avesse mai costruito.
Prese i pantaloni di velluto dal letto, e pescò a caso una maglietta e una felpa dall'armadio. Si mise la giacca nera con un gesto molto ampiò, tirò la cerniera rotta fino in cima e si sistemò l'enorme cappuccio sulla testa. Aprendo la porta per uscire, il rumore tornò a essere il solito clack intonato, un DO basso con una componente metallica. Chiudendo la porta con un calcio, sorrise.
Si diresse verso uno degli edifici semidiroccati dietro casa sua. Erano totalmente disabitati, non un senzatetto che cercasse un posto al coperto per passare la notte, nessuna banda di adolescenti che taggava i muri e sniffava colla e fumava metanfetamina, nessuno che "si aggirava con fare sospetto pronto a borseggiarti". Gli annunci governativi che intimavano alla gente di stare lontano dalle zone abbandonate avevano ormai effeto anche sui "delinquenti" stessi, che preferivano fregare borsette e portafogli in pieno centro, alla gente che fissava le vetrine piene di cose che non poteva comprare. Perchè, cazzo, siamo nella merda, perchè (a questo punto) ostinarsi a guardare le cose brutte?
E così, questi quartieri di palazzi di venti piani completamente sventrati erano totalmente disabitati, epurati dalla presenza dell'uomo, monumenti inutili al concetto stesso di rovina.
Salì con sicurezza le scale del palazzo 45W3, come indicava la targa arruginita di fianco all'ingresso. Era rimasta un pò di carta da parati sui muri della tromba delle scale. Gigli geometrici verdi e viola. Semplicemente orribile. Tutto, da una decina d'anni a questa parte, gli sembrava una rivisitazione kitsch e post-moderna di mode ormai tramontate da anni. In certi casi, da secoli.
Arrivò all'atrio del diciottesimo piano. Non c'era neanche una parete intatta, era rimasto solo lo scheletro dell'edificio, piloni grigi di cemento armato.
Piazzò il televisore in mezzo allo stanzone (anche se forse non è corretto parlare di "stanza", visto che non c'era, appunto, più neanche una parete intatta), e fece scattare il piccolo switch che aveva nascosto dentro alla presa scart. La luce blu, sul telecomando, cominciò a lampeggiare.
Scendendo le scale, pensò che quella era la prima volta che faceva esplodere una delle sue bombe. Forse era per questo che fece le scale di corsa, scendendo. Due gradini alla volta.
Aveva cominciato a fioccare per bene. C'era già un discreto strato bianco che ricopriva il suolo, e le sue scarpe producevano uno scricchiolio delizioso ogni volta che sciacciavano la neve e lasciavano un'impronta.
Si allontanò dall'edificio di una trentina di metri. Gli altri palazzi erano tutti più bassi, e la visuale sul dicottesimo piano dell'edificio 45W3 era perfetta. Si guardò intorno, ed estrasse il telecomando dalla tasca. Aveva quasi voglia di urlare.
Quando premette il tasto sul telecomando, l'esplosione verdastra avvolse gli ultimi piani del palazzo davanti a lui. Una nuvola luminosa. Un boato profondo, carico di basse frequenze. Era affascinato.
Fu tutto molto rapido. Nessun incendio. D'altro canto non era rimasto niente che potesse bruciare, era già bruciato tutto.
Mentre guardava il fungo di fumo che si squagliava diventando gelatina trafitta dai fiocchi di neve, la stessa immagine di prima tornò. Questa volta bussò con insistenza, sulle tempie e sulla fronte, da dentro. Gli si palesò davanti alle retine, e dovette chiudere gli occhi e scuotere la testa. Ma non se ne andò. Rimase lì, a ricordargli quanto era stato codardo.
Si riavviò verso casa, lievemente sollevato. Seguì le sue impronte dell'andata, cercando di lasciare delle orme simmetriche a quelle che aveva lasciato prima, godendosi di nuovo lo scricchilio delle sue suole che schiacciavano lo strato di neve. ]]]
*si, lo so. mi andava di mettere questa citazione.