giorni convulsi. freddo.

E si continua. Non so, a volte mi sembra di prendere la rincorsa per kilometri eppoi schiantarmi sul solito muro... poi mi ricompongo, ritorno indietro e riprendo la rincorsa. Più che altro la cosa che mi sconcerta è che mi lascio letteralmente risucchiare dalle situazioni. E non sono più in grado di concentrami seriamente su nient'altro. E lo studio va a farsi fottere. E quasi mi dimentico di avere degli amici. Però mi sento bene. Ho voglia di ascoltare musica nuova. Di vedere film nuovi. Di spaccare il mondo. Di fare la rivoluzione. L'amore* (amore?) E' rivoluzione. E Torino è fottutamente bella e malinconica con la pioggia.


Eppoi l'idiota gigante che covo dentro spunta fuori. E faccio cazzate. E pasticcio. Meno male che ogni tanto quanlche buon consiglio e qualche commento rassicurante arriva.


[[[ *è una parola orribile. quasi terrificante. limitante e allo stesso tempo esagerata. abusata. però in questo caso rende ]]]

...e il terrore si dipinse sul suo volto

Terrificante. Penso che non ci siano altre parole per esprimerlo. La scena che mi si è prensentata davanti agli occhi inquadrava perfettamente il vicolo cieco in cui si è ficcato il genere umano, andando avanti nel suo cammino evolutivo. Una visione che rasenta l'apocalittico, fermandosi al grottesco. Una decina di donne tra i 45 e i 55 sedute in un salotto a conversare di prodotti per la cura della casa e dei mobili e della pelle e dei capelli. Il tutto inquadrato da una cornice di formalità assurda, ostentata, quasi cacofonica. Le parole non possono esprimere il terrore che provai.

Bah. Vado a vedermi Jules e Jim.

giorni convulsi. autunno.

Da qualche tempo sembro una pallina impazzita. Rimbalzo tra mille cose durante più o meno tutta la settimana. Mi sembra di lasciare da parte per intere settimane pezzi di me, che poi ritrovo a caso qua e là durante la settimana successiva. Forse perchè sto vivendo per me in questo periodo. D'altro canto, si deve anche imparare la parte del menefreghista prima o poi. E' una cosa molto potente, intendo fare qualcosa per se stessi e basta. Adesso mi sento più tridimensionale, meno trasparente. Avverto il peso dell'aria che respiro. Nessuna verità eh, lungi da me... più che altro consapevolezza. Che non è stima di sè, o boria, o sicurezza o tutte quelle robe lì. Più che altro consapevolezza. Rivedere quasi le stesse immagini con un filtro diverso. Diventa tutto più esotico, più interessante, più terrificante, toglie quasi il fiato. Poi, certo, ci sono cose che tolgono il fiato a priori. Ci sono anche lampi che ti beccano con le braghe calate, nonostante fossero quasi attesi, e uno non può fare altro che cercare di capire da che parte cominciare.



L'altro giorno stavo passando a trovare i miei nonni. Persone assolutamente sole. L'odore dell'ascensore è lo stesso da anni, da quando andavo alle elementari e i miei genitori mi portavano da loro la mattina presto, a fare colazione per poi andare a scuola. Tazzoni vecchi, enormi per un bambino, sbeccati, e biscotti che hanno avuto lo stesso saporte per anni. Lì ho capito seriamente qualcosa. Cosa di preciso non saprei spiegarlo. Diciamo che ho catturato un frammento di quei momenti che non puoi cercare di esprimere a parole. Un misto di solitudine e tranquillità. Un letto di foglie secche. Un cuscino con la federa azzurra.


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