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[[[ Mentre apriva gli occhi, la prima cosa che sentì fu il suono della puntina che saltava sulla spirale alla fine del lato del disco. Man mano che metteva a fuoco la stanza attorno, il click basso e profondo della puntina che saltava sopra al solco diventava più definito e lo aiutò a ricomporre il mondo esterno: divano, tavolino, tappeto, mobile, finestra. Gli oggetti più piccoli vennero fuori dalla patina scura e gelatinosa che aveva ancora davanti agli occhi con calma, quasi non volessero spaventarlo.
Si stiracchiò alzandosi, sollevò il braccetto del giradischi, lo appoggiò nella sua sede e spense il piatto.
Era mattino presto e la luce entrava di taglio nella stanza, ricopriva e svelava le forme con candida violenza, gli conferiva una brutalità affascinante. Esaltava ogni più piccola particella di polvere presente nella stanza, e rendeva tutto più morbido e levigato. Anche il lavandino della cucina pieno di piatti sporchi aveva un chè di poetico.
Per un attimo gli parve di essere in una proiezione del suo appartamento, come se avesse scannerizzato un suo ricordo in casa e lo stesse rivivendo adesso, a qualche anno di distanza. Gli sembrò di sognare sè stesso, e si percepì reale e solido, ma totalmente estraneo a tutto quello che gli stava intorno.

Estrasse la tastiera dalla sua sede sotto il tavolo, e accese il terminale di fianco alla cucina. I suoi presentimenti si erano rivelati giusti ancora una volta.
La cosa che più lo mandava in bestia era il fatto che per quanto nuova e stupida e priva di significato potesse essere una cosa come quella, c'era una piccola parte del suo cervello, un minuscolo centimetro cubo di materia grigia che armeggiava col suo subconscio e riusciva a portarlo nella stessa direzione e contro lo stesso muro contro il quale era finito già un sacco di volte. Non si aspettava che cose del genere potessero succedere proprio a lui, percui cercava di ignorarle. Ma quel piccolo, stronzissimo centimetro cubo di materia grigia di cui sopra non faceva altro, scopriva le sue debolezze, ci puntava un bel riflettore sopra e gli faceva la corte con promesse che nessuno dei due, nè il centimetro stesso nè lui in persona, sarebbero stati in grado di mantenere.
E lo sapeva.
Oh, se lo sapeva.
Ma non poteva fare a meno di cascarci, ogni volta.

Scostò la tenda blu, e guardò fuori: il cortile di erba finta era completamente ghiacciato dall'umidità della notte, e gli alberi di plastica sembravano di quarzo. Pensò a come prato e alberi finti d'inverno sembrassero proprio veri, sembrassero proprio vera erba ghiacciata, e veri alberi morti.
S
Poi si rese conto del fatto che, causa freddo, non spalancava quella finestra da almeno un mese.
Fece scattare la serratura e aprì completamente le due ante di plexiglass. Si erano accumulate un sacco di cartacce sul balcone, che cominciarono a vorticare nell'appartamento. Nonostante la sopraelevata a pochi metri dietro il palazzo, il vento freddo non portò odore di smog, anzi l'aria anzi sembrava pulitissima, vergine, per nulla fastidiosa. Sentì il freddo spandersi dai suoi piedi nudi e dalle mani fino al petto, lo scosse e lo fece quasi inciampare sul piccolo gradino che divideva il balcone dal resto dell'appartamento. Si vedeva il palazzo a cui aveva fatto saltare gli ultimi due piani, qualche giorno prima, e si sentì un verme perchè anche quel gesto era sembrato sprofondare tra le chiazze scure delle altre occasioni che aveva perso.
Si girò a guardare verso l'interno: il sole tagliava ancora la stanza come prima, ma la temperatura e il vento la facevano sembrare meno finta.
Il suo sguardo cadde sulla boccia di vetro della lampada a stelo vicino al divano: in controluce riconobbe distintamente i cadaveri di due falene. ]]]