[[[ Non è che non ne fosse capace. O meglio, più capace. Forse, semplicemente non ne aveva voglia in quel momento. Magari aveva bisogno di qualche minuto in più, per fare in modo che le parole che aveva in mente prendessero una forma più definita, meno grezza e ruvida. Era in piedi davanti alla finestra semiaperta, la giornata estiva era carica di pioggia e, nonstante l'umidità, l'aria che entrava nella stanza era fresca.
Non riusciva a mettere giù nulla. Tutto quello che era successo in quei mesi gli roteava nella testa a velocità folle, e non riusciva a intuire un senso in tutto quel turbinare, con tutta la sua buona volontà non era riuscito a individuare delle traiettorie sensate nei percorsi che le scariche elettriche compivano per legarsi da un ricordo all'altro, da un neurone all'altro, per accendere immagini e evocarne altre.
Davanti agli occhi gli si visualizzò di nuovo quell'incendio.
Abbassando la serranda del negozio, quel giorno, il solito clangore metallico prodotto dai fermi che la ancoravano al suolo fu esattamente contemporaneo al tuono, e per un attimo ebbe la sensazione di essere stato lui a far scoppiare il temporale. Stranamente trovò subito posto sullo shai ulud arancione che lo avrebbe portato a casa, laterale giusto di fianco al finestrone centrale. La pioggia cadeva irregolarmente, e scrosci fragorosi si alternavano a momenti in cui il sole tagliava le enormi nuvole bianche cariche di pioggia (o forse era lui stesso che vedeva contrasti dappertutto?).
Fu quando il traffico era più intenso, e il pesante mezzo a 8 ruote era fermo, che lo vide, in una via laterale: prima notò la colonna di fumo nero che saliva da un punto imprecisato in mezzo ai palazzi, poi lo vide. Era un edificio di due piani, un magazzino, stretto tra due caseggiati alti almeno il doppio. Le fiamme danzavano fuori dalla facciata, piegandosi e rinvigorendosi a seconda che il vento le alimentasse o la piogga cercasse di tenerle sotto controllo.
Non riuscì a guardare altro per tutto il tempo che il mezzo pubblico glie lo permise. Non capiva bene cosa lo stesse colpendo così tanto in quello visione. Era tutto talmente onirico e fuori dal tempo che probabilmente lo fissò solo per alcuni secondi, portandosi poi l'immagine in testa per diversi minuti ancora.
Quando il pulmann ricominciò ad avanzare, e perse di vista il magazzino in fiamme, il suo sguardo si concentrò sulle chiazze d'acqua che si formavano sul finestrone. Senza soluzione di continuità, si ritrovò bambino, sul sedile posteriore della macchina dei suoi genitori, a fissare le stesse gocce che danzavano sul finestrino, incalzate da quelle fortunate che ancora non si erano schiantate contro la superficie e dal vento che sfrezava il cristallo. Formavano dei percorsi impervi, si univano ad altre gocce, creavano delle scie che non erano prevedibili, e lui passava intere mezz'ore, durante i viaggi, a seguirne i movimenti, affascinato da tanta complessità.
Quasi sussultò quando suonò il campanello. Si ritrovò con la fronte appoggiata al vetro della finestra, appannato dal suo stesso alito fino a formare una specie di aura davanti a tutta la sua faccia. Se mai qualcuno lo avesse visto da fuori, lo avrebbe scambiato per una strana presenza dal viso senza contorni.
Dallo spioncino, intravide il viso di Link, la solita espressione curiosa e arrabbiata, e le due valige, una verde e l'altra nera.]]]
