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[[ A questo punto i pezzi erano tutti sul tavolo. Comprare componenti rubate gli piaceva anche perchè le scatole erano tutte anonime, senza la più piccola etichetta o il più grande dei loghi, niente che potesse distogliere l'attenzione dalla sorpresa di aprire qualcosa non ancora visto da nessuno. La mente era tutta rivolta al momento in cui l'oggetto sarebbe effettivamente emerso dal suo bozzo, nato a nuova vita... anche l'odore fomentava la convinzione di stare violando qualcosa di sacro, ma con il sorriso sulle labbra.

C'era di tutto, sacchetti di viti argentate, timer e piccoli contatori, accelerometri e fotosensori, ventole e placche metalliche. Due grossi alimentatori dominavano il tavolo, simili a creature corazzate con grandi tentacoli colorati. Le boccette con gli acidi e i componenti per gli esplosivi erano ancora dentro la valigetta, nella loro scatola imbottita di poliuretano grigio. Gli piaceva usare componenti liquidi come materiale effettivamente detonante, era estasiato dalle figure che si formavano quando li mescolava. Paradossalmente, dopo qualche tempo, il piacere di maneggiare qualcosa di potenzialmente letale era passato in secondo piano.
Esaminò tutto meticolosamente, il che gli prese più di un'ora. Si perdeva ogni volta a leggere tutte le puttanate scritte sui manuali, forse perchè, al pari della semplicità degli imballaggi, gli piaceva il bianco e nero essenziale dei libretti di istruzione. E poi c'erano sempre un sacco di refusi, sopratutto nei manuali tradotti dal giapponese.

L'altra valigetta, quella verde, era ancora per terra. A dire la verità era molto più piccola di quella nera, una piccola fly-case di plastica e alluminio. La raccolse, si sedette sul divano e la aprì.
L'odore dolciastro gli divampò quasi addosso.
Sorrise.
C'erano 3 sacchetti stracolmi, e le cime creavano strane protuberanze sulla superficie, facendo sembrare il sacchetto stesso un'enorme cima glassata, zucchero filato verde e lucido.
Strano, mentre leccava la cartina e l'incollava per bene, gli venne da pensare che aveva sempre ritenuto di essere molto affascinante quando faceva quel gesto. Dopo aver strappato la cartina, guardando la sua creazione, sorrise per la soddisfazione.
Gli dispiaceva un pò che link fosse dovuto andare via subito. Di solito gli offriva una tazza di tè, e lui si fermava a parlare di donne e di musica. Non erano quasi mai discorsi profondi e impegnati, non quel tipo di discussioni in cui si è costretti a difendere la propria etica con la spada laser. Però aveva sempre avuto l'impressione che nascondessero qualcosa di importante, che fossero solo la maschera ironica e provocatoria di qualcosa di molto più profondo e impenetrabile. D'altra parte l'ironia non è sempre la maschera di qualcosa?
Link questo lo sapeva benissimo. Era la classica persona che racconta ridendo di aver giocato tutto il pomeriggio con i lego, dopo essere tornato dal funerale dello zio. Forse per questo gli aveva sempre dato una mano, e non aveva mai fatto obbiezioni per il suo strano e pericoloso hobby: sapeva che non avrebbe mai e poi mai fatto esplodere nessuna di quelle bombe.
E il fatto che entrambi, quando erano incazzati per qualcosa, dicevano di voler uscire e uccidere gente a caso, era la conferma che nessuno dei due avrebbe mai potuto, veramente, far male a qualcuno.

La luce entrava con una strana angolazione, formava strane geometrie con le tende blu che ne assorbivano la maggior parte. I quarti d'ora sembravano gocciolare giù dall'orologio. La gatta salì sul divano, quasi senza produrre suono, e si accucciò nell'angolo tra lo schienale e il bracciolo, a scaldarsi un po' al sole; aveva smesso di piovere da poco, e l'aria che entrava dalla finestra aperta era fredda.

Si alzò e andò al tavolo da lavoro, accese la lampada e spostò i pezzi di tastiera e i sensori per i controller, per fare spazio al resto. Tirò fuori i cacciaviti, il saldatore, le tronchesi, accese i due oscilloscopi e collegò i probe.
Si girò e aprì l'armadio, e prese la cassetta con gli altri attrezzi e lo scheletro della bomba che stava costruendo. Non aveva ancora idea di che cosa avrebbe usato questa volta, per adesso aveva messo insieme solo la struttura di tubolare e la piccola scheda madre, e aveva finito giusto il giorno prima di costruire l'alveo per l'alimentatore.
Guardò gli altri ordigni che c'erano nell'armadio. Più o meno una trentina, con involucri di ogni tipo, dall'orsacchiotto di peluche con gli occhi rossi e gli artigli alla scatola del Patek Philippe da 6000 euro.
Da due anni aveva questa strana passione, e nessuna delle bombe era mai esplosa.
Non che non funzionassero, o che fossero in realtà riproduzioni molto ben dettagliate. Erano tutte perfettamente funzionanti, ma mai e poi mai gli era passato per la testa di provare a farne saltare qualcuna. (è strano che si possa definire "funzionante" una bomba, è uno dei pochi oggetti il cui unico attestato di funzionamento è l'effettiva autodistruzione; perciò come si fa a definire "funzionante" una bomba che non esplode, anche se per una volontà esterna alla bomba stessa? qualunque bomba inesplosa è funzionante e non funzionante allo stesso tempo, al pari di un certo gatto che può essere considerato sia morto che vivo allo stesso tempo).

Gli erano venute particolarmente bene quelle nelle Scatolette di carne, a cui però aveva sostituito la foto della mucca sull'etichetta. Pensava che fosse comunque più veritiera quella che ci aveva messo lui, con la foto della testa della mucca appesa ad un gancio, con gli occhi fuori dalle orbite e la lingua penzolante, le chiazze di sangue sul muro bianco nello sfondo. Peccato che la scatoletta fosse troppo piccola, certi particolari quasi non si notavano. ]]