Allora:
due giorni fa, dato che la mia carissima punto verde bottiglia ha un problema al servosterzo (ovvero lo sterzo stesso è diventato durissimo, ma non sempre, solo a volte), mi sono sentito quasi in colpa per averla trascurata così tanto che l'ho portata in garage e gli ho dato una bella lavata. Mi ci sono impegnato, con tanto di secchio, spugna, olio di gomito e aspirapolvere, per aspirare le enormi quantità di tabacco e residui di cartine che ricoprivano il pavimento. Evidentemente però era ancora arrabbiata con me, perchè quando poi l'ho presa per uscire ieri, lo sterzo era ancora durissimo.

Poi, mentre ero in tangenziale andando verso Torino, ho guardato nello specchietto, finalmente pulito dopo quasi un anno, e quello che ho visto, le montagne, il cielo chiazzato di nuvole con il sole basso, era tutto molto limpido.




Le reunion sono degli eventi che faccio fatica a capire. Mi diverto, s'intende, però non riesco mai a coglierne il senso ultimo. Fatta eccezione per quella dei Bellicosi, quasi un anno fa (anzi, molto "quasi", adesso che me ne rendo conto), viene da chiedersi perchè i gruppi morti non rimangono a terra. Ma a parte queste disquisizioni negative, ieri sera e' stato molto divertente; sudato, scomposto, becero, strillato, sbronzo e violento.
Onestamente, spero che resti un'evento isolato, forse perchè il senso stesso delle reunion è proprio l'evento isolato, una specie di ultimo vagito di una creatura già morta che nonostante tutto ha ancora concetti e parole da vomitare fuori. L'ultima messa in scena al grand guignol di un gruppo che per Torino ha significato tanto. Personalmente, sarei stato enormemente più contento se mi avessero deliziato anche con qualche pezzo più vecchio (e questo spiega il perchè dell'immagine), però tant'è.


[Lei era di fianco alla cassa, con una maglietta bianca.
Non che sia importante.
Boh.]

five days weekend



Cercare di mettere giù due parole su quello che mi è successo in questi cinque giorni è cosa molto difficile; forse anche perchè ieri sono tornato alle 4 e stamattina ho puntato per non so quale ragione la sveglia alle dieci, e l'ho lasciata suonare per ben 4 volte prima di riuscire a mettere insieme il pensiero di incominciare a tirare fuori almeno una gamba da sotto il lenzuolo e iniziare ad accarezzare l'idea di alzarmi dal letto.
Ma che botta di vita, diocane. Non credo esista un altro costrutto capace di esprimere meglio la sensazione. Botta di vita.
Sono di nuovo i settemila incroci folli e aggrovigliati che non vedevo da tempo, come se avessi messo su una maschera che non aveva buchi per gli occhi. Sarà anche che finalmente sono riuscito a ricordarmi l'equazione temporale di shroedinger, o che ho ritrovato l'ironia che con orgoglio portavo a bandiera (e che stavolta mi ha anche fatto vestire da donna).
Fatto sta che dopo almeno un anno emmezzo di stasi quasi totale, tutti i "concimi naturali" accumulati in questi mesi hanno cominciato a irrobustire le radici e a farmi buttare fuori qualche fogliolina verde. E vabbè, per questa pensavo a quel disegno che Luca ha fatto sul muro della sua vecchia camera, e anche in una stanza di un'associazione vicino a Bologna in cui dormimmo con un topo che correva su un tavolo e rosicchiava i suoi semi, e quella sera abbiamo suonato al lazzaretto e credevo che la mia testata si fosse fottuta di brutto, cosa accaduta realmente qualche mese dopo, ma quella sera era solo la ciabatta dell'alimentazione che non funzionava. (ecco, adesso ho perso il filo del discorso)
Per tutto questo devo ringraziare una banda di giovani e meravigliosi folli. E anche Condi.


Ma che belli i festival d'estate all'aperto. Che se non fosse stato per il nubifragio di sabato sera sarebbe venuta un sacco di gente in più, ma la situazione era stupenda già così. Poi, grazie a dio domenica è uscito il sole, e tutti erano tranquilli e beati in mezzo ai gazebo, ai dischi, con la birra fresca in mano che fa la condensa sull'esterno del bicchiere e tu te la appoggi un attimo sul collo per mandare via l'afa, ma non troppo che altrimenti si scalda subito.
Diocane, lo rifarei tutti i fine settimana, è stata la prima domenica da non so quanto tempo che non ho odiato con tutto il mio cuore. Anzi, ce n'è stata una non molte settimane fa, ma non fa testo.

[una piccola parentesi dedicata a quello che sembrava il gioco preferito di domenica sera, "offri anche tu da bere a fede". Epico lo skin che con una birra in mano mi fa: "se me la tieni un attimo, tra poco torno e te la lascio, te ne offro anche un'altra". E così fece. E prima Dajana che mi offre il vino . Eppoi luca che mi offre dell'altro vino. e Rui che mi offre il panino e il vino.]

semafori verdi. e crosticine.



Ieri pomeriggio, verso le 2, ero a bordo del mio possente mezzo di trasporto a due ruote, e stavo percorrendo la solita via sicura che dall'università mi porta a casa. La classica strada che fai talmente tante volte che dopo un pò il mezzo la imbocca da solo, ed ecco spiegato il perchè mi piaccia tanto ascoltare musica mentre vado in scooter, sopratutto se c'è bel tempo.
Anyway, dopo aver svoltato da corso Peschiera in corso Francia, mi è capitata una cosa che mi era successa forse solo un'altra volta nella vita: ho beccato un'onda verde. In due parole, ho azzeccato la velocità e il momento giusto e ho inanellato qualcosa come una decina di semafori verdi, uno dopo l'altro. Praticamente da piazza Massaua fino al cavalcavia che passa sopra la ferrovia. In città non avevo mai fatto tanta strada senza dovermi fermare ad un semaforo rosso. Mi sembrava di volare in mezzo ai palazzi, alla folle velocità di circa ottanta kilometri orari. Vabbè.


Ci sono certe ferite che fanno una fatica terribile a rimarginarsi. E non sto parlando per metafore eh, parlo di ferite vere e proprie, fisiche, come quando ti tagli tra due piegature della pelle su un'articolazione delle dita, o agli angoli della bocca, o tra le dita dei piedi. Non è che fa male, è semplicemente fastidiosissimo, diomerda.
[questo solo per ricordare a me stesso che da qui non si trasmette per nessuno. What I do is secret.]


Ah poi, cazzo quasi me ne dimenticavo: con il ritorno della bella stagione, ho ritrovato un sacco di piccole cazzate che mi fanno essere contento di vivere così vicino (praticamente dentro, bisogna vedere se per posto in cui si vive si intende la propria residenza o il posto che si frequenta più spesso e che meglio ci rappresenta, in un sacco di sensi) alla motorcity. Un pò come trovare una moneta da due euro nei pantaloni corti a quadri che non mettevo dall'estate scorsa.
Torino è piena di folli.

I'm a patient boy


Raein-ogninuovoinizio=====Finebeforeyoucame-sfortuna

Ci sono certi dischi che si portano appiccicati veri e propri pezzi di vita.
Voglio dire, ci sono dischi che segnano svolte musicali epocali, altri che sono dei veri e propri manifesti generazionali, altri che fotografano perfettamente certi periodi e sono l'incarnazione stessa di quegli anni.
Ma io parlo di altro. parlo veramente di pezzi di vita.
Quelli che riescono a inquadrare perfettamente il momento che stai attraversando; per dirla romanticamente, sono la perfetta colonna sonora (ok si, forse questa mi è uscita un po' da quindicenne, ma non riuscivo a trovare un modo migliore per dirla). Un pò come innocent when you're dream alla fine di smoke.
E non è per via delle parole dei testi, nè della musica più o meno malinconica, della cattiveria o degli urli, dei supermegassoli e delle parti psichedeliche e di quelle pestone. E' una cosa che in tanti anni vissuti da fagocitatore musicale non sono ancora riuscito a capire fino in fondo, e del resto non è che sia poi così importante. Forse è una cosa che ha a che fare con il cucirsi una specie di bozzolo addosso, e riempirlo di foto di come vorremmo che le cose andassero, o, se le cose vanno bene, di come stanno effettivamente andando. Ma, molto più probabilmente, è una di quelle cose così terribilmente complicate da spiegare, così fottutamente carica di sfumature, che o la capisci da solo, o non puoi sperare di fartela spiegare da qualcuno. Nè tantomeno puoi sperare di capirla se qualcuno te la spiega. Ed è qui che cadono tutti i discorsi (come disse giustamente anche Slartibartfast).

Percui, dopo il pippone retorico e un pò infantile, mi girerò una sigaretta, e mi svaccherò sul balcone a finire di sentire l'ultimo disco dei Dinosaur Jr. Eppoi vado a votare.


[p.s.: devo ancora capire da che cazzo di casello sono passato venerdì scorso
di ritorno da quella festa in cui avevo i capelli sciolti e una bandana in testa.
In realtà ci sono un sacco di cose che devo ancora capire per bene,
come per esempio la serata di ieri.]

ouh, blue, where are you?

Allora: i bagni della mia università sono tutti dotati (da anni, a quanto ne so, da ben prima che io entrassi lì dentro) di stranissime e lisergiche luci blu. Questo (almeno così si crede) perchè emettono luce solo su particolari frequenze che: 1)non permettono di evidenziare le vene, di modo da scoraggiare gli eroinomani del valentino a venire a bucarsi nei nostri cessi, oppure 2)rendono la crescita difficile a funghi e muffe. Tant'è.
Da più o meno un anno hanno sistemato anche un sensore e un timer per le luci, ovvero le suddette si accendono da sole quando entri in bagno, e se non sei nell'area che il sensore "vede", si spengono dopo un tot di tempo.

Ecco. Nell'ultima settimana mi è capitato più volte che le suddette si spegnessero troppo presto, ovvero mentre ero ancora impegnato a espellere urina. per la precisione 4 volte in una settimana. Poco male le volte che ciò è accaduto nei cessi del piano terra, dato che la luce delle finestre ha ovviato alla mancanza di luce artificiale. Ma la cosa è stata molto più tesa la volta che stavo cagando nel cesso del primo piano interrato, che ovviamente non ha finestre.

Ebbene, venerdì, mentre la luce si è spenta di nuovo, e stavo appunto pensando alla cosa e al post che poi avrei scritto (questo), è entrato qualcuno in bagno e la luce si è riaccesa.



Il sole e il clima di questa settimana, assieme allo scooter e al nuovo disco di questo gruppo, ha reso ogni mio ritorno a casa un momento inquietantemente terso. non riuscivo a fare a meno di battere il piede sulla pedana dello scooter.

Maledetta sfortuna.