Ho un berretto nuovo. A parte che è multicoloratissimo, poi è di lana spessa, di quelli per i rasta, percui enorme e morbidissimo. In questo modo posso tenere la mia solita crocchia da samurai e le orecchie calde allo stesso tempo. E ultimamente gran parte dei miei problemi deriva dal fatto che ho le orecchie gelate. O forse le orecchie gelate sono conseguenze dei miei problemi. Mah.
Stavo pensando l'altro giorno che ogni tanto mi piacerebbe rendere tutto bianco e nero, però una cosa più neoclassica, tipo tutto b\n tranne qualche piccolo particolare, che so, due occhi, una casa liberty con i vetri colorati, il mio sopracitato berretto. Era mattina ed ero sul 16, che sferraglia di fianco al valentino... Sul finestrino di una macchina si rifletteva il cielo riflesso dallo specchietto retrovisore. Mi sono poi girato a guardare il cielo (direttamente), e sono rimasto con il naso appiccicato al vetro per tutto il tempo che ho passato sul tram. Ultimamente mi scopro molto sensibile a questo tipo di immagini, se steee non mi scuoteva per salutarmi e ricordarmi di scendere penso che sarei rimasto su ancora per qualche fermata prima di accorgermene
e poi...
Saranno state si e no le 9 emmezza, dal corridoio con le macchinette del caffè si vedeva una parentesi del cortile sopra al centro di calcolo, il cielo color ghiaia e i cespugli di alloro che sembravano pure loro tremare per le lame di vento gelido che viaggiavano stronze giusto ad altezza collo. Prima pochi timidi fiocchi, poi verso le 11 (secondo caffè) cominciano a venire giù dei batuffoli bianchi, incredibile come una cosa tonda e spugnosa nell'aria possa sembrare più aggrazziata di un puntolino minuscolo e leggero, ma tant'è... fortuna vuole che passassero anche poche macchine (o perchè avevo il berretto sulle orecchie, o forse l'effetto stesso della neve), e tutto era REALMENTE ovattato. Mi ci sono rotolato per quasi un quarto d'ora in questa sensazione, ero in mezzo ad altre 6 persone ma non ascoltavo realmente nessuno. Era come se avessi espanso il mio cervello all'ambiente esterno e il cielo mi rispondesse con la nevicata.
Ma c'è qualcosa che stona. Una nota sbagliata, stridente, qualcosa di fastidioso e pungente, una forchetta che gratta su di un piatto, un gesso troppo lungo che scrive sulla lavagna. Il quadro celestiale diventa obliquo, malinconico, con un retrogusto amaro e forte, rhum vecchio e tabacco. Una canzone di Tom Waits.

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