Da qualche tempo sembro una pallina impazzita. Rimbalzo tra mille cose durante più o meno tutta la settimana. Mi sembra di lasciare da parte per intere settimane pezzi di me, che poi ritrovo a caso qua e là durante la settimana successiva. Forse perchè sto vivendo
per me in questo periodo. D'altro canto, si deve anche imparare la parte del menefreghista prima o poi. E' una cosa molto potente, intendo fare qualcosa per se stessi e basta. Adesso mi sento più tridimensionale, meno trasparente. Avverto il peso dell'aria che respiro. Nessuna verità eh, lungi da me... più che altro consapevolezza. Che non è stima di sè, o boria, o sicurezza o tutte quelle robe lì. Più che altro consapevolezza. Rivedere quasi le stesse immagini con un filtro diverso. Diventa tutto più esotico, più interessante, più terrificante, toglie quasi il fiato. Poi, certo, ci sono
cose che tolgono il fiato a priori. Ci sono anche lampi che ti beccano con le braghe calate, nonostante fossero quasi attesi, e uno non può fare altro che cercare di capire da che parte cominciare.
L'altro giorno stavo passando a trovare i miei nonni. Persone assolutamente sole. L'odore dell'ascensore è lo stesso da anni, da quando andavo alle elementari e i miei genitori mi portavano da loro la mattina presto, a fare colazione per poi andare a scuola. Tazzoni vecchi, enormi per un bambino, sbeccati, e biscotti che hanno avuto lo stesso saporte per anni. Lì ho capito seriamente qualcosa. Cosa di preciso non saprei spiegarlo. Diciamo che ho catturato un frammento di quei momenti che non puoi cercare di esprimere a parole. Un misto di solitudine e tranquillità. Un letto di foglie secche. Un cuscino con la federa azzurra.
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