[[[...il problema era che doveva assolutamente ritrovare la concentrazione. Doveva riuscire a focalizzare la mente sui fogli che aveva davanti, e su quelle maledette videate e file pieni di numeri e simboli che capiva benissimo ma il suo cervello, brutto pezzaccio di materia grigia, si rifiutava di restare in linea con se stesso. Gli amplificava i suoni della pioggia, che da qualche giorno ormai aveva ricominciato a cadere sul tetto di lamiera che copriva il suo cubicolo.
Ricalibrò il filtro della parete-finestra, che con un sibilo divenne trasparente.
Fuori tutto era grigio, anche i palazzi di mattoni rosso-verde uguali al suo che erano dall'altra parte della strada. Gli alberi sintetici nel viale avevano di nuovo bisogno di essere lavati, resi grigi prima dal calore estivo e adesso dalla pioggia che vi depositava sopra uno strato di piombo e micropolveri.
A dire la verità, a settembre tutta la città sembrava ricoperta da una sottile patina grigia, che a prima vista gli faceva credere di avere indosso un qualche tipo di lenti colorate, sempre ovviamente che il grigio si possa definire un "colore".
Fece scorrere il pannello, e una ventata semi-gelida lo accarezzò mentre si accendeva una sigaretta.
E, ancora, il suo pensiero si precipitava su piccoli particolari, un copriletto con le arance, una scrivania con un cassetto che sembrava una faccia grottesca, piccoli esseri quadrati con i denti aguzzi, una felpa rossa da strega, fragole stampate sul tessuto bianco a righe, pelle laccata color vinaccia.
Un enorme autoarticolato fece tuonare il suo clacson tritonale, e il rumore mise in fuga l'espressione sognante dai suoi occhi, e gli fece rendere conto che stava fumando dalla sigaretta ormai finita.
Richiuse il pannello e riconfigurò il filtro, nella stanza ritornò la solita luce semisoffusa.
Accodò nel lettore di cartucce un po' di musica tranquilla, e cercò di nuovo di concentrarsi su quegli strani simboli. ]]]
Ricalibrò il filtro della parete-finestra, che con un sibilo divenne trasparente.
Fuori tutto era grigio, anche i palazzi di mattoni rosso-verde uguali al suo che erano dall'altra parte della strada. Gli alberi sintetici nel viale avevano di nuovo bisogno di essere lavati, resi grigi prima dal calore estivo e adesso dalla pioggia che vi depositava sopra uno strato di piombo e micropolveri.
A dire la verità, a settembre tutta la città sembrava ricoperta da una sottile patina grigia, che a prima vista gli faceva credere di avere indosso un qualche tipo di lenti colorate, sempre ovviamente che il grigio si possa definire un "colore".
Fece scorrere il pannello, e una ventata semi-gelida lo accarezzò mentre si accendeva una sigaretta.
E, ancora, il suo pensiero si precipitava su piccoli particolari, un copriletto con le arance, una scrivania con un cassetto che sembrava una faccia grottesca, piccoli esseri quadrati con i denti aguzzi, una felpa rossa da strega, fragole stampate sul tessuto bianco a righe, pelle laccata color vinaccia.
Un enorme autoarticolato fece tuonare il suo clacson tritonale, e il rumore mise in fuga l'espressione sognante dai suoi occhi, e gli fece rendere conto che stava fumando dalla sigaretta ormai finita.
Richiuse il pannello e riconfigurò il filtro, nella stanza ritornò la solita luce semisoffusa.
Accodò nel lettore di cartucce un po' di musica tranquilla, e cercò di nuovo di concentrarsi su quegli strani simboli. ]]]

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