[[[ Scese le scale verso l'enorme androne sotterraneo, il ronzio delle scale mobili l'unico suono sul quale riuscisse a concentrarsi. La gente si affollava attorno ai pochi tornelli funzionanti, il bip dei rilevatori di chip ogni volta che una persona faceva roteare la sbarra che si bloccava con un suono secco e metallico. E poi ancora giù, verso la galleria in cui lo shai ulud grigio lo avrebbe portato verso la città.
Qualche anno prima, qualcuno aveva avuto l'idea di colorare le pareti della galleria, forse dopo tutti gli episodi di isteria e tutte le risse che erano scoppiate nell'ora di punta, quando la gente era talmente acclacata da non riuscire a respirare, e il fatto che fuori dai finestrini si vedesse solo un muro di cemento non aiutava certo a sconfiggere la sensazione di claustrofobia dilagante nelle carrozze strapiene. Percui, da un paio d'anni, il lato del tunnel era colorato d'azzuro, con un motivo di nuvole bianche e pannose che si ripeteva ogni 70 metri.
Seduto nel suo solito posto, appena il treno si mosse si affrettò a infilarsi le cuffie nelle orecchie, per non dover sentire il vociare della gente attorno a lui, o le chiacchiere al telefono fatte ad alta voce, che di prima mattina lo irritavano particolarmente.
E' strano come negli ultimi tempi fossero tornate di moda le cuffie gigantesche, che pur avendo un sistema wireless di trasmissione erano inconcepibilmente ingombranti e scomode, dato che anche la qualità audio dei file che il comune utilizzatore di "cuffioni" ascoltava era alquanto bassa, per non parlare poi della qualità della musica.
Guardò felice i suoi auricolari, e se li ficcò in fretta nelle orecchie. Gli Slint adesso erigevano un perfetto muro sonoro che lo isolava dal resto delle persone compresse sul vagone.
Quando iniziò a concentrarsi sulle finte nuvole che scorrevano fuori dal finestrino, tutto quello che era successo nelle settimane precedenti lo cullò e lo portò a vedersi sospeso, con il vento in faccia, con solo l'azzurro intorno, le persone attorno a lui che perdevano consistenza e colore fino a scomparire. Non aveva neanche bisogno di chiudere gli occhi.
Un sorriso, che esteriormente sembrava piuttosto ebete, da dentro gli si allargò quasi fino ai piedi. E non cercava nemmeno, come suo solito, di darsi troppe spiegazioni, anche perchè le cose gli sembravano talmente semplici da non aver bisogno di essere dette, o spiegate, o in generale messe nero su bianco. Non riusciva a trovare nessuna parola che rispecchiasse il suo stato d'animo, in quei giorni. Anzi, il fatto stesso di provare a descriverle con delle parole gli sembrava un delitto, un'offesa verso quello che in quel momento lo stava trascinando tra le nuvole.
Una voce tuonante e metallica annunciò che il vermone era arrivato al capolinea. I suoi occhi ripresero contatto con le vere forme che aveva attorno, scese dalla carrozza e si arrampicò per le rampe di scale che portavano all'esterno.
Quando emerse, il rumore delle auto e dei mezzi di superficie quasi non lo toccò.
Alzò gli occhi verso il cielo, azzurro nelle prime ore del mattino. La luce era calda e avvolgente, e le nuvole gli sembravano di zucchero filato. Era lassù che si sentiva lui, adesso. ]]]
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