lameccanicanonm'interessa


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E' strano. Qualche tempo fa avevo ricordato a un'amica la frase di un film, e lei era partita con una riflessione. La riflessione sua aveva fatto partire la riflessione in me. UNa specie di pingpong riflessivo. Vabbè...
Quanto è difficile staccarsi da qualcosa che ti ha dato qualcosa? E sopratutto perchè? Ci ho messo un pò per metabolizzare il concetto, riuscire a rigirarlo e a rimetterlo in ordine tipo cubo di rubick, e cmq non sono arrivato a una conclusione. Staccarsi è difficile, complicato, ci sono degli automatismi da rivedere, degli atteggiamenti che diventano inutili. La cosa migliore è non lasciare tracce... di modo che le uniche cose che possono ricordare quel periodo siano ricordi e basta, senza parole scritte, immagini vere, o segni colorati e non su un supporto qualunque. Senza qualcosa che possa veramente dare la dimensione di quello che c'era prima. Per me è così... diventa difficile ogni volta ricostruirsi addosso un vestito di abitudini e di quotidianità. E il taglio netto fa male, come dice la definizione stessa fa perdere sangue, e lascia la cicatrice. Lascia senza fiato, con decine di perchè che pulsano nelle tempie, con un'insitenza bastardissima. Però mi porta una strana allegria guardare riflesso nello specchio quel sorriso malinconico che ha l'addio dietro alle retine degli occhi semichiusi. Mi sono sentito grande, fiero, come lo intendi da bambino quando fai finta di guidare la macchina o tieni a bada un bambino più piccolo di te.

La parte migliore delle ferite è vederle rimarginare.

1 commenti:

Anonimo ha detto...

penso che l'unica soluzione sia non avere niente e nessuno da perdere.

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