
Cercare di mettere giù due parole su quello che mi è successo in questi cinque giorni è cosa molto difficile; forse anche perchè ieri sono tornato alle 4 e stamattina ho puntato per non so quale ragione la sveglia alle dieci, e l'ho lasciata suonare per ben 4 volte prima di riuscire a mettere insieme il pensiero di incominciare a tirare fuori almeno una gamba da sotto il lenzuolo e iniziare ad accarezzare l'idea di alzarmi dal letto.
Ma che botta di vita, diocane. Non credo esista un altro costrutto capace di esprimere meglio la sensazione. Botta di vita.
Sono di nuovo i settemila incroci folli e aggrovigliati che non vedevo da tempo, come se avessi messo su una maschera che non aveva buchi per gli occhi. Sarà anche che finalmente sono riuscito a ricordarmi l'equazione temporale di shroedinger, o che ho ritrovato l'ironia che con orgoglio portavo a bandiera (e che stavolta mi ha anche fatto vestire da donna).
Fatto sta che dopo almeno un anno emmezzo di stasi quasi totale, tutti i "concimi naturali" accumulati in questi mesi hanno cominciato a irrobustire le radici e a farmi buttare fuori qualche fogliolina verde. E vabbè, per questa pensavo a quel disegno che Luca ha fatto sul muro della sua vecchia camera, e anche in una stanza di un'associazione vicino a Bologna in cui dormimmo con un topo che correva su un tavolo e rosicchiava i suoi semi, e quella sera abbiamo suonato al lazzaretto e credevo che la mia testata si fosse fottuta di brutto, cosa accaduta realmente qualche mese dopo, ma quella sera era solo la ciabatta dell'alimentazione che non funzionava. (ecco, adesso ho perso il filo del discorso)
Per tutto questo devo ringraziare una banda di giovani e meravigliosi folli. E anche Condi.
Ma che belli i festival d'estate all'aperto. Che se non fosse stato per il nubifragio di sabato sera sarebbe venuta un sacco di gente in più, ma la situazione era stupenda già così. Poi, grazie a dio domenica è uscito il sole, e tutti erano tranquilli e beati in mezzo ai gazebo, ai dischi, con la birra fresca in mano che fa la condensa sull'esterno del bicchiere e tu te la appoggi un attimo sul collo per mandare via l'afa, ma non troppo che altrimenti si scalda subito.
Diocane, lo rifarei tutti i fine settimana, è stata la prima domenica da non so quanto tempo che non ho odiato con tutto il mio cuore. Anzi, ce n'è stata una non molte settimane fa, ma non fa testo.
[una piccola parentesi dedicata a quello che sembrava il gioco preferito di domenica sera, "offri anche tu da bere a fede". Epico lo skin che con una birra in mano mi fa: "se me la tieni un attimo, tra poco torno e te la lascio, te ne offro anche un'altra". E così fece. E prima Dajana che mi offre il vino . Eppoi luca che mi offre dell'altro vino. e Rui che mi offre il panino e il vino.]

2 commenti:
ieri non te l'ho detto, ma hai spaccato di brutto, anche sentendo i commenti della gente. sono d'accordo con te su questi cinque giorni, sono stati fantastici. e in più ci metto che è stato un onore condividere il palco, finalmente.
ora basta seghe vicendevoli e vediamo di non perdere questa scintilla. chè solo così si può fare a meno dei problemi. delle donne.
kondi.
ciò che fa tanta presa sulla gente sono i capelli, poi con la bandana è la fine.
voglio anche io suonare il tuo coso che sembra un tamburello ma in realtà ha solo i piattini.
è sempre un onore.
voglio suonare. in culo ai problemi. in culo alle donne. rock'n'oll, porcodddddddddddddddio
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