pensieri alquanto sparsi, ma anche meno di quello che sembra.

Stamattina guardavo fuori dalla finestra del giardino, con la tazza di tè fumante in mano. Sul tavolo sotto alla tettoia c'erano i resti della serata nerd di martedì, due six pack di dab che erano rimasti fuori (data la temperatura) e di cui onestamente mi ero quasi dimenticato.
Mentre li guardavo pensavo che, visto che effettivamente oggi è una bella giornata, non sarebbe stata una buona idea lasciare le birre al sole. Così sono uscito per prenderle e metterle al sicuro al fresco buio della cantina. Come ho messo il naso fuori dalla porta del giardino, mi sono reso conto che effettivamente il sole invernale poco può contro la birra: nonostante fossero al sole da un paio d'ore buone, le lattine erano ancora gelate, e lì mi è venuto in mente "quello che ho è un sole che abbaglia, senza scaldare quello che sono".
Poi sono salito in camera, e la gatta mi è saltata in grembo. Profumava di borotalco.

E il mio ego è un cubo rosso di legno, lucido e umido, di almeno due metri emmezzo di lato.

Giorni strani. Giorni convulsi. Giorni stranamente luminosi.
Boh.

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